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Il 90% delle vittime di violenza non espone denuncia

Last Update: 2/26/2007 4:41 PM
2/26/2007 4:41 PM
 
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Secondo una indagine Istat, realizzata su commissione del Ministero dei diritti e delle pari opportunità e resa nota qualche giorno fa, in Italia 14 milioni di donne sono state oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica. La maggior parte delle donne intervistate ha ammesso di aver subito violenza dal loro partner, solo una minoranza è stata vittima dei soprusi di uno sconosciuto. Allarmante è il dato che sottolinea che l’età media delle vittime si sia abbassata, negli ultimi anni, esponenzialmente. Un milione quattrocentomila donne ha subito un sopruso quando aveva meno di sedici anni. Nel 90% dei casi non è mai stata esposta denuncia. Un dato allarmante e che mette in luce come, dietro l’apparente serenità familiare si possa nascondere uno scenario carico di odio e di dolore.

Per comprendere quale possano essere i motivi che inducono la stragrande maggioranza delle vittime a tacere un simile trattamento, abbiamo intervistato il Professore Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta e direttore dell’istituto di ortofonologia di Roma. Il Professore ci ha chiaramente illustrato come dietro l’ostinato silenzio si celino diversi fattori. Primo fra tutti il non riuscire ad ammettere che la scelta del proprio partner sia stata un errore, per una donna che ha intrapreso un cammino di coppia è doloroso accettare il fallimento. Non è da sottovalutare, secondo quanto afferma il Professore, che le persone che usano violenza alle proprie compagne siano dei soggetti non solo brutali, ma anche in grado di plagiare le loro signore, inducendole a non ribellarsi. Quando poi questi atteggiamenti si verificano all’interno di un nucleo familiare, le madri sono portate a soccombere psicologicamente pur di mantenere una seppur virtuale situazione di serenità. Per una ancestrale protezione della propria prole, molte donne mentono a se stesse e al mondo che le circonda, perché sulla loro famiglia non si abbatta un’onta vergognosa. Proprio perché la denuncia provocherebbe una serie di scompensi familiari, dover ammettere socialmente di essere infelici e di avere delle difficoltà, dover sostenere la possibile carcerazione del proprio compagno e far pagare così ai figli il prezzo del disagio.

Bianchi di Castelbianco, sottolinea come alla base di ogni maltrattamento ci sia un forte scontro tra opposte personalità. Gli uomini che usano brutalità alle loro compagne tendono immediatamente dopo a ripagarle, chiedendo loro il perdono e promettendo che l’evento non si ripeterà nuovamente. Ma come è ovvio questa è spesso un falso impegno. Dunque i sentimenti sembrerebbero giocare un ruolo fondamentale, si può addirittura arrivare a convincersi psicologicamente che il problema non sia mai esistito. Inventare delle scuse diventa naturale, si può parlare di dramma rimosso. Uno dei consigli che si dà più spesso a chi ammette l’abuso, è proprio quello di non credere agli uomini che promettono un comportamento diverso. Mentre per ciò che riguarda la società, sarebbe necessario e al più presto, non solo punire maggiormente il reato di violenza fisica, ma parlarne il più possibile. In questo modo si potrebbe forse evitare quell’assurda convinzione che spinge le vittime a sentirsi in qualche modo colpevoli e sporche per aver subito un maltrattamento.

Fonte: www.ccsnews.it
*Vale*
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